La neutralità in Europa: un concetto in evoluzione nel panorama geopolitico contemporaneo
Nel panorama geopolitico europeo attuale, il principio di non allineamento sta attraversando trasformazioni profonde. Storicamente inteso come una posizione di imparzialità militare e di astensione dai conflitti armati, questo status è stata una scelta fondamentale per diversi Stati europei. Tuttavia, le crescenti tensioni internazionali e il cambiamento del diritto globale stanno mettendo alla prova tale orientamento, spingendo i paesi tradizionalmente non schierati a riconsiderare la propria strategia di sicurezza.
Evoluzione storica e giuridica del non allineamento
L’idea di neutralità nei conflitti internazionali è stata tradizionalmente associata a un insieme di diritti e doveri, tra cui la non partecipazione alle operazioni belliche e l’assenza di assistenza alle parti coinvolte. Dopo la Seconda guerra mondiale questa impostazione ha subito una trasformazione importante, soprattutto con l’affermarsi del divieto generale di ricorrere alla forza armata nelle relazioni internazionali e l’introduzione di norme imperative nel diritto globale.
Le regole che disciplinano la posizione neutrale sono codificate principalmente nella V e XIII Convenzione dell’Aja del 1907. Questi trattati stabiliscono che uno Stato non coinvolto in un conflitto non può offrire supporto, diretto o indiretto, a uno dei contendenti, né consentire l’uso del proprio territorio per scopi militari. Allo stesso tempo, agli Stati in guerra è vietato sfruttare il suolo di una nazione terza per azioni belliche. Occorre precisare che il non allineamento non implica anche una posizione neutrale sotto il profilo politico, ideologico o economico, lasciando un certo margine di autonomia ai governi che adottano questa linea.
Con l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, il ruolo della neutralità è stato ridimensionato. In caso di operazioni militari, agli Stati non è più richiesto di mantenere una posizione equidistante tra le parti, bensì è consentito loro di sostenere la nazione considerata vittima di un’aggressione e di agire contro chi viene ritenuto responsabile dell’uso illegittimo della forza, in conformità alle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
I Paesi neutrali in Europa: pressioni e considerazioni
La Svizzera: un modello storico messo in discussione
La Svizzera ha adottato la sua politica di neutralità nel 1815 in seguito al Congresso di Vienna, dove le potenze europee decisero di garantire la “neutralità perpetua” della Confederazione Elvetica per evitare che diventasse un campo di battaglia tra le grandi potenze. Questo status è stato ulteriormente consolidato dalla Convenzione dell’Aja del 1907.
La Svizzera ha mantenuto la sua politica di neutralità, ma ha adattato il suo ruolo nell’ambito internazionale. Dal 1964 contribuisce al finanziamento delle forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, come nel caso della missione UNFICYP a Cipro. Inoltre, il capo dell’esercito svizzero, Thomas Süssli ha recentemente dichiarato che la Svizzera potrebbe fornire fino a 200 soldati per una missione di peacekeeping nella regione di confine tra Ucraina e Russia, sottolineando che la neutralità svizzera non esclude la partecipazione a missioni di mantenimento della pace, purché vi sia un cessate il fuoco e il consenso delle parti coinvolte. Questo dimostra come la Svizzera stia cercando di bilanciare la sua neutralità con un impegno attivo nella sicurezza internazionale e sta affrontando crescenti pressioni affinché riveda la propria posizione strategica.
Secondo un recente rapporto del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), l’attuale politica di neutralità dovrebbe essere riconsiderata con un’attenzione maggiore alla sicurezza nazionale e un’applicazione più flessibile del principio. Il documento, che raccoglie oltre 100 raccomandazioni, suggerisce un allineamento più stretto con i principi della Carta delle Nazioni Unite, ponendo maggiore attenzione sulla distinzione tra aggressore e vittima nei conflitti internazionali [1].
Austria, Malta, Irlanda e Cipro: diverse interpretazioni della neutralità
L’Austria ha abbracciato la neutralità alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Fredda. Il Trattato di Stato austriaco del 1955, firmato tra l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, ha posto fine all’occupazione alleata dell’Austria ma solo a condizione che il paese dichiarasse la propria neutralità permanente. Questa decisione è stata formalizzata dal Parlamento austriaco il 26 ottobre 1955 con la Dichiarazione di Neutralità, che ha sancito l’impegno dell’Austria a non entrare a far parte ad alleanze militari e a non permettere l’installazione di basi militari straniere sul proprio territorio.
L’Austria ha sviluppato una politica di “neutralità impegnata” che richiede un coinvolgimento attivo negli affari internazionali. Nonostante la sua neutralità militare, partecipa attivamente alla politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea e ad operazioni di gestione delle crisi. L’Austria è anche parte del Partenariato per la Pace (PfP) della NATO e ha manifestato l’intenzione di partecipare al sistema europeo di difesa aerea Sky Shield. Questo riflette una neutralità che non significa disinteresse, ma piuttosto un impegno intenso per la pace e la sicurezza internazionale [2].
Nel 1987 Malta ha inserito la neutralità nella sua Costituzione come risultato del processo di decolonizzazione. Attualmente, questa posizione è indiscussa, rendendo Malta l’unico Stato membro dell’Unione Europea a non partecipare alla Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), il progetto di difesa comune europeo [3].
L’Irlanda vanta una tradizione di “neutralità militare”, interpretata in modo flessibile. Nel 2021 attacchi informatici al sistema sanitario nazionale da parte di hacker e la vulnerabilità dei cavi sottomarini lungo la costa atlantica hanno spinto il paese a lanciare una consultazione pubblica sul futuro della sua neutralità. Inoltre, la crescente presenza di sottomarini russi nelle acque irlandesi ha portato Dublino a rafforzare le operazioni di sorveglianza sottomarina in collaborazione con l’UE attraverso PESCO [4].
La Repubblica di Cipro mantiene una posizione di neutralità non riconosciuta a livello internazionale. L’adesione alla NATO è resa impossibile dal conflitto territoriale irrisolto con la Turchia e dall’opposizione di quest’ultima. Inoltre, Cipro è l’unico Stato membro dell’UE a non partecipare al Partenariato per la Pace (PfP) della NATO.
La Moldavia ha sancito la sua “neutralità permanente” nell’articolo 11 della Costituzione del 1994, adottata dopo la guerra in Transnistria del 1992. Questa scelta mirava a mantenere un equilibrio politico interno in uno Stato multietnico e a posizionarsi equidistante tra i principali attori geopolitici della regione.
Secondo un sondaggio condotto tra il 14 e il 18 ottobre 2022, il 44,1% dei moldavi ritiene che la neutralità sia la soluzione migliore per garantire la sicurezza del paese, superando l’opzione dell’adesione all’Unione Europea, scelta dal 12,2% degli intervistati. Tuttavia, il conflitto in Ucraina del 2022 ha sollevato dibattiti sullo status neutrale della Moldavia ed in un’intervista del 20 gennaio 2023, la presidente Maia Sandu ha menzionato la necessità di una “discussione seria” riguardo alla capacità del paese di difendersi e alla possibilità di entrare a far parte a un’alleanza militare più ampia, senza specificare la NATO. Inoltre, il 16 febbraio 2023, il primo ministro Dorin Recean ha dichiarato che potrebbe arrivare un momento in cui la neutralità “non funzionerà più”.
Questi sviluppi indicano che, nonostante il sostegno popolare alla neutralità, le tendenze geopolitiche attuali stanno portando la Moldavia a riconsiderare la propria posizione strategica. [5].
Le Pressioni geopolitiche sui paesi neutrali
Gli Stati europei che tradizionalmente hanno mantenuto una posizione di neutralità stanno affrontando crescenti pressioni per ridefinire il proprio ruolo nel panorama internazionale. Le attuali tensioni geopolitiche stanno mettendo alla prova il principio di non allineamento, ponendo dubbi sulla sua tenuta nel tempo nel quadro della sicurezza globale.
Il conflitto in Ucraina è interpretato in modi diversi dalle varie parti coinvolte. Secondo le rispettive narrative ufficiali, la Russia lo ha descritto come un’operazione necessaria per garantire la sicurezza nella regione del Donbass, sostenendo l’obiettivo di “smilitarizzazione e denazificazione” del paese; mentre i governi occidentali lo considerano una violazione dell’integrità territoriale ucraina e una minaccia alla stabilità europea.
Di fronte a questo scenario, i paesi storicamente neutrali si trovano a dover bilanciare il loro tradizionale non allineamento con la necessità di rispondere alle nuove realtà geopolitiche, senza compromettere la propria identità politica. Questa situazione è resa ancora più complessa dalla crescente interdipendenza economica che rende difficile separare la neutralità militare dalle relazioni economiche internazionali.
È proprio questa interdipendenza che complica la loro posizione, trovandosi a dover bilanciare le considerazioni economiche con quelle di sicurezza e chiedendosi se la tradizionale neutralità sia ancora sostenibile nell’attuale panorama geopolitico attuale. Come ha sottolineato Paolo Magri durante un intervento al Festival dell’Economia di Trento, la convinzione che l’interdipendenza economica potesse prevenire i conflitti è stata messa in discussione dagli eventi recenti: “Dicevamo, finché c’è un interesse economico fra paesi, c’è interdipendenza, non ci si fa guerra, finché passano le merci non passano gli eserciti. Noi abbiamo scoperto l’opposto, che dove passano gli eserciti non passano più le merci.” I paesi neutrali devono, quindi, valutare il proprio ruolo in un ambito sempre più frammentato perché non sono solo i paesi occidentali a esercitare pressioni sui paesi neutrali, ma anche altre potenze globali, come Russia e Cina, che utilizzano leve economiche, energetiche e diplomatiche per orientarne le politiche e gli allineamenti strategici.
Alcuni paesi hanno storicamente avuto forti legami economici con Mosca: l’Austria è stata per anni un hub per il gas russo in Europa, con aziende come OMV che hanno collaborato con Gazprom in progetti strategici; la Svizzera, pur avendo adottato sanzioni contro la Russia, è rimasta un centro finanziario dove sono transitate molte risorse russe fino al 2022; la Moldavia, pur dichiarandosi neutrale nella sua Costituzione, ha subito pressioni politiche legate alla sua dipendenza dal gas russo e alla presenza militare russa in Transnistria, una regione separatista filo-russa.
Negli ultimi anni Pechino ha rafforzato la sua presenza economica nei paesi neutrali attraverso investimenti strategici: la Svizzera è stata uno dei primi paesi occidentali a firmare un accordo di libero scambio con la Cina nel 2013; l’Irlanda ospita diverse aziende cinesi nei settori della tecnologia avanzata e del cloud computing; Malta, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, è stata oggetto di investimenti cinesi nelle infrastrutture portuali.
In questo scenario i paesi neutrali devono muoversi cercando un equilibrio tra sicurezza, indipendenza strategica e relazioni economiche. Se l’Unione Europea e la NATO offrono loro opportunità di cooperazione in ambito difensivo, la Russia e la Cina rappresentano attori con i quali mantengono importanti legami economici e diplomatici. Oggi, la neutralità non riguarda più solo la scelta di restare fuori dalle alleanze militari, ma di gestione multilivello delle influenze geopolitiche. [6]
Il Cambiamento delle alleanze: il caso di Svezia e Finlandia
Un esempio significativo del cambiamento di modello nella neutralità europea è rappresentato dall’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO. La Svezia, che aveva mantenuto una politica di non allineamento militare per oltre 200 anni, è diventata ufficialmente il 32º membro dell’Alleanza Atlantica il 7 marzo 2024. Analogamente, la Finlandia, dopo una lunga tradizione di neutralità, ha aderito alla NATO il 4 aprile 2023, segnando una svolta storica nella sua politica di sicurezza [7].
Prima di queste adesioni, entrambi i paesi godevano di una reputazione come fornitori di truppe per le missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, grazie alla loro politica di neutralità e al forte orientamento social-democratico. Questo status non ha mai rappresentato un limite, ma piuttosto un vantaggio nello sviluppo delle loro democrazie e nella creazione di solidi sistemi di sicurezza nazionale. Nonostante non fossero membri della NATO, entrambi questi paesi avevano già rapporti intensi con l’Alleanza, partecipando a esercitazioni congiunte e collaborando strettamente in ambito militare.
Le recenti adesioni alla NATO attestano un cambiamento nelle politiche di sicurezza di questi paesi, influenzato dalle mutate tendenze geopolitiche e dalla necessità di garantire una maggiore sicurezza nazionale attraverso l’appartenenza a un’alleanza militare collettiva.
Ripensare la neutralità nel XXI secolo
La neutralità in Europa da un approccio tradizionale di non allineamento si sta, quindi, evolvendo verso una forma più flessibile in cui l’autodifesa e la cooperazione internazionale giocano un ruolo chiave. Le nazioni che hanno storicamente adottato la neutralità devono ora bilanciare le richieste internazionali di schieramento con la necessità di tutelare la loro indipendenza e stabilità.
Questo cambiamento solleva interrogativi importanti: la neutralità è ancora compatibile con le moderne alleanze economiche e politiche? Può continuare a garantire sicurezza senza implicare un coinvolgimento diretto nei blocchi militari? Per rispondere a queste domande, basti osservare come il idea di neutralità si sia adattato in passato a contesti geopolitici complessi.
Pensiamo all’esempio della Finlandizzazione, la strategia adottata dalla Finlandia durante la Guerra Fredda. Sebbene ufficialmente neutrale, Helsinki mantenne stretti rapporti con l’URSS, evitando provocazioni diplomatiche, pur restando una democrazia occidentale con un’economia di mercato. Questo modello le permise di sopravvivere in un ambiente dominato dalle due superpotenze, fino alla dissoluzione dell’URSS nel 1991, quando il paese poté rafforzare i suoi legami con l’Occidente e, infine, entrare a far parte alla NATO nel 2023.
Anche l’Austria offre un esempio di neutralità adattiva. Dal 1955, pur mantenendo il proprio status neutrale, ha sviluppato una difesa nazionale solida, partecipato a missioni ONU e stabilito legami con la NATO tramite il Partenariato per la Pace (PfP). Inoltre, il suo coinvolgimento nei programmi di difesa dell’Unione Europea, come la PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente), dimostra come la neutralità possa essere compatibile con una strategia di sicurezza collettiva.
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Guardando al futuro, tre sono i possibili scenari per i paesi attualmente neutrali in Europa.
1️. La fine della neutralità
Con l’aumento delle minacce globali e la polarizzazione tra blocchi, alcuni paesi potrebbero abbandonare definitivamente la neutralità per entrare in alleanze militari. Finlandia e Svezia, storicamente non allineate, hanno già fatto questa scelta aderendo alla NATO nel 2023-2024. Se le tensioni globali dovessero intensificarsi, altri paesi come Austria e Irlanda potrebbero essere spinti a riconsiderare la loro posizione.
2️. Una neutralità “attiva” e cooperativa
Un’alternativa potrebbe essere un modello intermedio, in cui i paesi neutrali non entrano formalmente in alleanze militari, ma rafforzano la loro cooperazione in materia di sicurezza. La Svizzera, ad esempio, sta aumentando il coordinamento con la NATO e l’UE senza rinunciare al proprio status. L’Austria e l’Irlanda partecipano a progetti europei di difesa come il Fondo Europeo per la Difesa (EDF) e lo Sky Shield, dimostrando che la neutralità può coesistere con una maggiore coinvolgimento nelle politiche di sicurezza.
3️. Un ritorno alla neutralità tradizionale
Non si può escludere che alcuni Stati riaffermino una neutralità più rigida, rifiutando ogni forma di coinvolgimento militare. Malta, ad esempio, ha scelto di non partecipare ai meccanismi di difesa collettiva dell’UE o della NATO, mantenendo un non allineamento più conservatore. Se in futuro emergesse un nuovo equilibrio geopolitico meno polarizzato, questa scelta potrebbe risultare più vantaggiosa per alcuni paesi.
Con la crescita delle tensioni globali, la neutralità non è più un’idea statica, ma un principio in evoluzione. Se da un lato la sua forma tradizionale potrebbe scomparire, dall’altro potrebbe trasformarsi in una strategia più dinamica, in cui la cooperazione internazionale diventa un elemento chiave per la sicurezza nazionale. Qualunque sia il futuro della neutralità in Europa, il suo valore storico di mezzo di stabilità e diplomazia rimarrà centrale nel dialogo geopolitico globale.
Bibliografia
- https://www.rsi.ch/info/svizzera/Cento-raccomandazioni-per-la-politica-di-sicurezza–2239758.html; https://www.lasinistraquotidiana.it/tempi-moderni-linglorioso-tramonto-della-neutralita-elvetica/; https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1891/07/the-neutrality-of-switzerland/634809/; https://www.trtworld.com/opinion/why-switzerland-is-breaking-away-from-500-year-old-neutrality-60704;https://law.nus.edu.sg/sjls/wp-content/uploads/sites/14/2024/07/604-1970-12-mal-jul-140.pdf; https://www.swissinfo.ch/eng/foreign-affairs/army-chief-thomas-s%C3%BCssli-switzerland-could-provide-200-soldiers/88915841.
2.https://www.meer.com/it/88695-nato-ue-un-binomio-di-pace; https://www.cvce.eu/en/education/unit-content/-/unit/55c09dcc-a9f2-45e9-b240-eaef64452cae/82a231a7-3890-4951-bc38-b68ec5d5f52c; https://www.cvce.eu/en/recherche/unit-content/-/unit/02bb76df-d066-4c08-a58a-d4686a3e68ff/19940f1c-07c9-41b6-a443-0f0b74c15042; https://www.theparliamentmagazine.eu/news/article/austrian-neutrality-does-not-mean-disengaging-from-international-affairs-instead-it-demands-an-intense-involvement.
- https://www.reddit.com/r/europe/comments/1cmhz83/austria_and_three_other_traditionally_neutral/
- https://www.huffingtonpost.es/global/un-pais-europeo-abandona-neutralidad-submarina-frente-amenaza-rusa.html; https://www.swissinfo.ch/ita/politica/come-la-russia-sta-spingendo-i-paesi-neutrali-in-europa-ad-avvicinarsi-alla-nato/48668238
- https://www.constituteproject.org/constitution/Moldova_2016; https://www.valigiablu.it/moldova-referendum-ue-russia-diaspora/; https://www.swissinfo.ch/ita/democrazia/la-repubblica-di-moldova-sceglier%C3%A0-lue-nonostante-linfluenza-russa/87685325;
- https://video.festivaleconomia.it/en/w/video/la-geopolitica-va-in-scena-aaa-nuovo-mondo-cercasi; https://www.linkedin.com/pulse/geopolitics-2025-trade-turbulence-europes-crossroads-biotech-orszag-tym0f.
- https://neweasterneurope.eu/2024/09/16/finland-in-nato-from-finlandization-to-active-integration/; https://www.euronews.com/my-europe/2024/05/31/what-does-finland-and-swedens-membership-to-nato-mean-for-race-to-arm-the-arctic; https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_224675.htm